Il campo per la quinta elementare si basa sulla stessa struttura di quelli per i ragazzi delle medie, che siamo soliti riassumere con la formula “io, lui, loro”: si parte da una riflessione su sé stessi, sulla propria unicità, sulle proprie qualità; poi i bimbi sono invitati ad allargare lo sguardo sugli altri, soffermandosi sul proprio modo di volere bene e su come le cose belle che hanno possano essere messe a disposizione delle persone che li circondano; infine viene proposto di riconoscere che, tra tutti gli amici che ognuno di noi ha, ce n’è uno speciale, Gesù.

 

Anche se la struttura generale è simile a quella elaborata per i ragazzi un po’ più grandi, però, il turno di quinta elementare presenta alcune particolarità. Innanzi tutto, le attività di riflessione si svolgono in modo più giocoso, pur mantenendo sempre presenti i propri obiettivi. Inoltre, dal momento che per molti bimbi questa rappresenta una delle prime esperienze di distacco dalla famiglia, il campo dura un giorno in meno rispetto a tutti gli altri.

Guardando la questione da un altro punto di vista, sappiamo che anche per le famiglie questa rappresenta una delle prime esperienze di distacco dai loro cuccioli. Proprio per questo motivo, però, le invitiamo a mettersi un po’ da parte, solo per pochi giorni, per lasciare che i bambini possano sentirsi protagonisti del campo; i genitori che lo desiderano possono accompagnarli a Crissolo all’inizio del turno, che a tal fine inizia sempre di domenica, ma chiediamo loro di limitare la propria presenza a queste prime ore perché i figli possano vivere pienamente la bella occasione di crescita che il campo rappresenta.

Il percorso educativo delle Medie alla Città sul Monte parte dall’esperienza personale: come sono, che cosa sento, che cosa provo IO, ragazzo delle medie che mi affaccio al mondo in modo ancora confuso e in parte inconsapevole. Pregi, difetti, paure, sogni, il corpo che cresce mentre la testa va da un’altra parte; amici, mamma, papà, tanti pensieri nella testa. Si tratta di un percorso per capirsi e scoprire qualcosa di nuovo di sé, per poter aver poi qualcosa da offrire all’altro. Ecco, gli ALTRI: che tipo di relazioni voglio costruire, in famiglia, con le persone più vicine ma anche con quelle più lontane? Perché? Che tipo di persona vorrei diventare? Ma la relazione più importante resta quella con LUI: quel Signore Gesù che nasce bambino ma che salva il mondo e salva anche me. La Sua presenza filtra tutta la nostra vita, il nostro essere, le nostre relazioni con il mondo che ci sta intorno.

 

Insieme o in piccoli gruppi, guidati da un adulto o da un giovane animatore ma anche da soli, sicuri di avere a portata di mano in caso di necessità una persona amica (magari un prete) con cui confidarsi, nei momenti più o meno lunghi di silenzio, durante le Sante Messe gioiose e piene di grazia, nei giochi in amicizia e festa, nelle chiacchierate e nei canti, si propone ai ragazzi un percorso che parli loro di Dio, perché possano ammirare la propria vita come un Suo grande, unico dono.

Ai ragazzi delle superiori e ai giovani dell’età immediatamente successiva, dai 20 ai 25 anni, proponiamo un cammino di ricerca interiore, umana e spirituale, alla scoperta gioiosa di sé e del vero volto del Dio di Gesù Cristo, in vista di uno stile di vita fondato sulla fede cristiana e sull’amore fraterno, aperto al servizio degli altri e della Chiesa. Il programma si pone, ovviamente, in continuità con quello svolto con i preadolescenti, anche se cambiano le tematiche, i linguaggi e i metodi.

Non è facile cogliere in profondità le esigenze dei ragazzi del nostro tempo e dare loro risposte educative adeguate, a causa dei continui mutamenti culturali ai quali siamo soggetti e che essi vivono per primi.

Perciò ci sentiamo impegnati a ripensare, ogni anno, le proposte di riflessione, gli schemi e il progetto delle «sei giorni». Questo continuo e appassionato lavoro ci costringe ad essere sempre attenti alle reali situazioni dei ragazzi, alle loro domande, sofferenze e risorse, che verifichiamo ogni volta durante l’estate trascorsa con loro.

Ci ispiriamo agli studi sull’animazione culturale applicata alla pastorale così come si è sviluppata in questi anni, in particolare grazie alla rivista “Note di pastorale giovanile”.
Nella riscrittura dei campi estivi, inoltre, teniamo sempre presenti i documenti ecclesiali, soprattutto quando si rivolgono ai giovani e agli adolescenti, e le proposte di riflessione del servizio nazionale di Pastorale Giovanile.
Possiamo però affermare che la principale fonte dei nostri continui ripensamenti (spesso anche faticosi), sono gli incontri personali, le chiacchierate, i test anonimi realizzati durante tutta l’estate con i ragazzi che partecipano alle nostre esperienze, in modo da farli diventare davvero i protagonisti, i soggetti, e non solo gli inconsapevoli fruitori.

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